Il quesito con cui apro il post di oggi è il seguente: secondo voi quanti tipi di intelligenze artificiali esistono?
Ad oggi se ne contano almeno tre:
- Intelligenza artificiale stretta (ANI), possiede una gamma ristretta di abilità;
- Intelligenza generale artificiale (AGI), possiede delle capacità simili alle capacità umane;
- Super-Intelligenza artificiale (ASI), è più capace di un essere umano.
La classificazione delle Intelligenze Artificiali è determinata dalla capacità di una IA di imitare le caratteristiche umane, dalla tecnologia che si usa per farla e dalle applicazioni nel mondo reale.
Chi sostiene l’introduzione e l’uso sempre più massiccio dell’IA nelle nostre vite crede fortemente che quest’ultima abbia il potere di salvare il mondo; sembra infatti che non esistano alternative ai problemi degli esseri umani senza che intervenga una intelligenza artificiale.
All’interno del numero 1525 di ‘Internazionale’ – agosto 2023 – il sociologo e giornalista Evgeny Morozov si sofferma sull’analisi dei rischi relativi alla AGI.
Introduce inoltre dei termini quali ‘iagismo’ e ‘soluzionismo’.
Le sue considerazioni partono da quanto accaduto a maggio 2023, quando diversi imprenditori aziendali, ricercatori e docenti universitari hanno firmato una dichiarazione al fine di mettere in evidenza le minacce della AI e nella speranza di poter trovare soluzioni. Tale firma è avvenuta successivamente alla lettera firmata dai CEO di importanti società tra cui le Big Tech, che richiedevano il rallentamento dello sviluppo di sistemi avanzati di AI.
La costruzione delle AGI non è cosa semplice, ma se ciò avvenisse si potrebbero avere diversi vantaggi.
Morozov porta come esempio i robot aspirapolvere che non si limitano solo a pulire i pavimenti ma che si potrebbero evolvere in robot multiuso capaci di compiere anche altre attività SENZA NEMMENO essere stati programmati per svolgerle (come ad esempio piegare i panni).
I robot di questo esempio si autogestiscono compiendo delle azioni che nessuno gli ha chiesto.

Allettante vero?
Bisogna però fare attenzione a quanto aleggia su queste soluzioni salvifiche poiché sembra che le AGI possano diventare delle alleate importanti del neoliberismo in quanto tendono a rafforzare quelli che sono i suoi principali pregiudizi:
Bias del mercato: il privato funziona meglio del pubblico
Bias dell’adattamento: adattarsi alla realtà è meglio che trasformarla
Bias dell’efficienza: l’efficienza viene prima delle preoccupazioni sociali
Facendo un accenno al neoliberismo, dobbiamo ricordarci che è nato con lo scopo di ridurre l’influenza dello Stato sull’economia, lasciando che le forze del mercato, guidate dalle regole della concorrenza, possano determinare l’equilibrio del sistema economico.
Ma ora entriamo nello specifico dei Bias elencati –>
Il Bias del mercato emerge con forza quando si narra la storia di Uber:
Uber avvicinava le amministrazioni municipali con i suoi prezzi bassi e proponendosi come trasporto alternativo a quello pubblico.
I prezzi economici nascevano dal fatto che l’azienda sperava di poter utilizzare i veicoli a guida autonoma.
Quando queste automobili, però, non si sono concretizzate e gli investitori – dopo aver investito e creduto in Uber – si sono resi conto dell’inesistenza di tali veicoli, hanno richiesto i soldi all’azienda.
Uber ha dovuto alzare i prezzi e gli utenti che avevano incominciato ad utilizzare il servizio al posto di treni e bus, sono rimasti a piedi.
Sulla base di questo fatto, Morozov identifica due fasi relative al lancio delle iag:
- fase 1: ci sarà un’offerta imperdibile di servizi innovativi
- fase 2: arriveranno i problemi (con relativi aumenti dei prezzi di questi nuovi servizi) e gli utenti ormai dipendenti da quei servizi dovranno sobbarcarsi i costi.
La dipendenza dalla AGI aumenterà in svariati ambiti e nel futuro nessun servizio amministrativo (e non) resterà insensibile alle promesse di innovazione che la Silicon Valley fa.
Come accennato all’inizio il ruolo che viene dato alla IA è quello di salvatrice del mondo e se ci pensiamo bene viviamo già delle situazioni che sono nate con determinate promesse:
le auto elettriche della Tesla dovevano essere un rimedio al riscaldamento globale, Facebook invece si era proposto di risolvere i problemi di connettività del Sud del mondo.

Il presidente di OpenAi – Sam Altman – ha dichiarato:
L’AGI probabilmente sarà necessaria per la sopravvivenza dell’umanità (…) i nostri problemi sono troppo grandi e non possiamo risolverli senza strumenti migliori
L’autore dell’articolo introduce in tal caso il termine “soluzionismo” o anche “neoliberismo digitale”.
Cosa significa?
Si parla di soluzionismo quando si provano a risolvere i problemi sociali utilizzando soluzioni tecnologiche.
Tutte le problematiche che riguardano la sfera pubblica vengono REINTERPRETATE e quindi gestite come opportunità di mercato.
Eppure i limiti di queste soluzioni apparenti sono proprio davanti ai nostri occhi.
Un limite riguarda soprattutto il fatto che chi progetta queste app, questi strumenti non si pone domande. Domande fondamentali.
Le app sanno quanto spendiamo, quante calorie consumiamo ma non sanno individuare le cause profonde delle problematiche come la povertà o l’obesità.
Sono strumenti che si basano esclusivamente sui numeri, su raccolta dati, senza porsi quesiti approfonditi.
Questo perché devono essere mezzi efficienti e il concetto di efficienza è importante per il soluzionismo.
Essere produttivi significa dare risposte nel più breve tempo possibile, risolvere questioni velocemente, evitare discussioni di qualunque genere per non intralciare le attività del mercato.
Senza porsi domande e sapere quali sono le vere cause di un fenomeno, di un problema, si resta all’interno della sfera dell’adattamento negando ogni possibilità di trasformazione e quindi di miglioramento (Bias dell’adattamento e Bias dell’efficienza).
Il neoliberismo ha la tendenza a usare la tecnologia per rendere tollerabili le sofferenze della società.
Dalla lotta alla prossima pandemia, alla solitudine e all’inflazione il soluzionismo e quindi l’intelligenza artificiale viene spacciata come un martello multiuso adatto a molti chiodi reali e immaginari.
(…) queste soluzioni spesso non afferrano la complicata interazione tra valori, missioni e tradizioni che è alla base delle istituzioni. Un’interazione difficilmente visibile se ci si limita a osservare la superficie dei dati.
Evgeny Morozov

