Controfase

#7: “Snow Crash” e Metaverso

Quando all’interno di un PC qualcosa andava storto lo capivamo anche perché sul monitor comparivano dei caratteri scritti in codice ASCII – quindi incomprensibili – ma se ci trovavamo di fronte ad un Mac ciò che visualizzavamo era una immagine simile a quella che compare quando un televisore è rotto ovvero un insieme di puntini neri e bianchi. Tale fenomeno prende il nome di “Snow Crash”.

Il titolo del romanzo del 1992 di Stephenson si ispira proprio a questo evento informatico e la trama è alquanto distopica: siamo in un’America che vive uno scenario dove tutto è nelle mani delle aziende capitaliste e dove anche lo Stato ha ceduto il suo potere economico alle multinazionali. 

In questa America, ad esempio, i fattorini recapitano pizze con auto super veloci in modo da rispettare i tempi di consegna; il capitalismo ‘estremo’ domina il racconto. E’ proprio in questa società che nasce il Metaverso, spazio 3D virtuale al quale le persone possono accedere in qualunque momento e in qualunque punto e dentro al quale ogni essere umano può avere una sua identità che viene rappresentata da un avatar.

Cover artist: Jean-François Podevin

Ciò che troviamo nel libro di Stephenson si sta concretamente realizzando con Zuckenberg, infatti è da questo romanzo che nasce il termine ‘Metaverso’ poi utilizzato da Mark Z. per descrivere l’obiettivo futuro che Meta ha in mente: ovvero la reale costruzione del Metaverso.

Il Metaverso non è un luogo ma un concetto.

Quando ho letto che il filosofo Zeno Goggi ha definito il Metaverso “un esempio perfetto di iperstizione” mi sono messa alla ricerca di qualche informazione in più in merito a questo termine.

L’iperstizione si basa sull’idea che le supposizioni sul futuro possano alterare il presente in modo significativo, con l’obiettivo di cambiare l’andamento degli eventi per realizzare le proprie aspettative.

Si tratta grosso modo di una storia che produce effetti nell’avvenire, una profezia che si autorealizza.

La semplice idea di uno spazio cibernetico, il modo in cui è stato raccontato ed immaginato da Zuckenberg hanno contribuito all’afflusso di quegli investimenti e di quella fiducia che lo hanno rapidamente fatto diventare una realtà tecnologica nella quale credere.

Come già evidenziato in questo articolo l’uomo cerca sempre nuovi modi per poter sfuggire dalla realtà e il metaverso vuole realizzare proprio questo ‘sogno’.

Ma quali sono le peculiarità e soprattutto i limiti del metaverso?

Tra gli studiosi ed esperti di questo ambito troviamo il venture capitalist Matthew Ball — ex manager di Accenture e di Amazon Studios — che ci elenca le caratteristiche principali di questa nuova realtà:

persistente: essa potrà operare senza fine e senza la possibilità di essere messo in pausa o essere spento;

sincrono e live: sarà un’esperienza che esiste per tutti in tempo reale;

senza limiti di partecipanti: chiunque e in qualunque momento potrà entrarvi e rimanere a proprio piacimento;

economia completamente funzionante: si creerà un mondo nel quale singoli e aziende possono essere in grado di creare, possedere, investire, vendere e guadagnare;

esperienza inclusiva: coinvolgerà il mondo digitale e quello fisico, reti pubbliche e private, piattaforme aperte e chiuse;

interoperabile nel senso che dati, oggetti digitali e contenuti prodotti in un luogo dovrebbero essere utilizzabili anche negli altri luoghi della nuova rete.

Il metaverso unirà-fonderà l’analogico con il digitale e internet non sarà più come la conosciamo. I confini saranno più difficili da determinare: Zuckerberg parla di un internet incarnato (embodied Internet).

Cover artist: Jean-François Podevin

Questo nuovo modo di vivere la rete fa scaturire diverse riflessioni e domande che riguardano i limiti del Metaverso.

I primi limiti sui quali in molti si soffermano sono i limiti tecnici ovvero l’hardware coinvolto. L’uso dei visori di realtà virtuale è ad oggi imprescindibile per il Metaverso. I problemi di questi dispositivi sono svariati come ad esempio la scomodità e la necessità di usarli solo in ambienti protetti (casa o ufficio) poiché all’esterno saremmo completamente vulnerabili a ciò che può succedere.

All’interno dei limiti tecnici, ve ne sono alcuni che andranno ad impattare sull’ambiente: è richiesta una latenza elevata al fine di poter godere appieno dell’esperienza del Metaverso. La connessione 5G sarà quasi sicuramente la soluzione, ma c’è da tenere in considerazione che tale connessione è presente in pochissimi posti al mondo. Ciò causerà delle discriminazioni tra chi potrà utilizzare la nuova realtà virtuale e chi no. C’è anche da considerare che ci vorranno più emissioni di CO2, estrazione di materie prime e metalli rari indispensabili per la produzione di nuove tecnologie.

Infine uno dei punti ancora oscuri è rappresentato dalla gestione della privacy degli utenti. Non è chiaro infatti la quantità di informazioni personali che le persone condivideranno in questo mondo virtuale, come non si conosce ancora se e come i dati raccolti verranno utilizzati da Meta per fini pubblicitari.

Mi sorgono ora alcune domande: in quanti sentiranno davvero la necessità di entrare nel ‘metaverso’ per sfuggire dalla realtà? ne abbiamo davvero bisogno?

1 commento su “#7: “Snow Crash” e Metaverso”
  1. Ogni volta che sfuggiamo alla realtà, contraiamo un debito con essa. Prima o poi, quel debito verrà pagato.

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