Possiamo semplificare ed arrivare all’essenza della definizione di etica pensando che essenzialmente genera le sue fondamenta, basandosi sui valori nei quali ciascuno di noi crede.
Anche le aziende, come le Big Tech, scelgono certe strade e compiono determinate azioni abbracciando proprio ciò in cui credono, che sia giusto per noi oppure no (sempre in base al nostro punto di vista e al nostro sistema valoriale).
Tra i racconti di ciò che accade alla Silincon Valley, secondo me è importante mettere in evidenza anche il contraddittorio, ovvero quelle narrazioni che si basano su prese di posizione di alcune Big Tech di fronte a certe richieste fatte dalle Istituzioni.
Oggi la storia a cui faccio riferimento parte dalla strage di San Bernardino in California, avvenuta nel dicembre 2015.
Cosa accadde? Ci fu una sparatoria all’interno della Inland Regional Services, una organizzazione no-profit che si occupa di persone disabili e bambini con problemi comportamentali. Il bilancio fu di 14 vittime e di 1 persona arrestata (qui trovate delle informazioni aggiuntive: https://www.ilpost.it/2015/12/02/san-bernardino-california-sparatoria/)
Sulla base di quanto accaduto l’FBI, dopo aver ritrovato l’iPhone di Syed Rizwan Farook (l’uomo che con la moglie, Tashfeen Malik, ha ucciso le 14 persone) avrebbe domandato ad Apple di fornire una ‘backdoor’ — ovvero un porta di accesso secondario — utile per poter oltrepassare i sistemi di sicurezza e visualizzare il contenuto del cellulare in questione.
Detto in modo più semplice: a partire dal sistema operativo iOS8 Apple ha smesso di mantenere le chiavi che permettevano di aver accesso ai contenuti di un iPhone. Dopo un certo numero di tentativi, infatti, per sbloccare un iPhone, si avvia un ulteriore blocco e la successiva cancellazione dei dati presenti nel dispositivo.

L’FBI sfruttò l’All Writs Act — una legge generale approvata nel 1789 che consente a un tribunale di richiedere l’assistenza di terzi per eseguire un precedente ordine del tribunale stesso. In questo modo l’FBI giustificò un’espansione della sua autorità.
Chiese quindi alla Big Tech di poter avere una porta di accesso secondaria al fine di effettuare numerosi test di accesso (“brute force”) sull’Iphone sequestrato per poi scoprire la chiave di accesso al telefono e ai suoi dati, senza che subentrassero il blocco secondario e la cancellazione dei file.
Apple inizialmente diede il suo contributo alle indagini mettendo a disposizione i suoi tecnici, fornendo i dati in suo possesso, ma nel momento in cui l’FBI avanzò questa richiesta, il CEO Tim Cook decise di non assecondarla.
Secondo Cook infatti, fornire una ‘backdoor’ poteva essere altamente rischioso e dannoso per la privacy andando a vanificare il lavoro di criptazione dei dati nei cellulari Apple.
“Nello specifico, l’FBI vuole che facciamo una nuova versione del sistema operativo dell’iPhone, aggirando alcune importanti funzioni di sicurezza, installandolo poi su un iPhone recuperato durante le indagini. Nelle mani sbagliate, questo software — che a oggi non esiste — potrebbe consentire di decrittare qualsiasi altro iPhone in mano a qualcuno. L’FBI potrebbe descrivere in modi diversi questo strumento, ma non fatevi ingannare: costruire una versione di iOS che bypassa la sicurezza in questo modo creerebbe senza dubbio un accesso secondario. E mentre il governo potrebbe dire che il suo utilizzo sarebbe limitato a questo caso, non c’è modo di garantire che sia così.”
— Tim Cook.
Qui il link della lettera di Cook: https://www.apple.com/customer-letter/
L’FBI di fronte a questa decisione portò la Apple in tribunale al fine di volerla ‘costringere’ a collaborare con gli inquirenti.
Il ‘lieto fine’ — se così si può definire — ci fu quando l’FBI trovò un modo alternativo per poter accedere al telefonino del colpevole, utilizzando il lavoro dell’azienda israeliana Cellebrite, esperta nell’estrazione dei dati dai cellulari.

Questo episodio mi fa sorgere alcune domande:
- quanto peso e responsabilità hanno le Istituzioni, i governi, gli stati, la politica, nelle decisioni e azioni che riguardano la nostra privacy?
- quanto interesse ci può essere per una Big Tech nell’assecondare le richieste delle Istituzioni e viceversa?
E voi che ne pensate?