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Controfase

#5: Perchè l’uomo avrebbe bisogno del metaverso? Zuckenberg VS Platone

Partiamo dal fatto che il termine ‘metaverso’ non è stato coniato da Mark Zuckenberg, ma nasce negli anni ’90 e precisamente lo troviamo all’interno del film ‘Snow Crash’.

Il metaverso delinea uno spazio immaginario, una realtà virtuale.

Gli utenti accedono al metaverso tramite visori 3d e vivono diverse esperienze virtuali: possono creare degli avatar realistici, incontrare altri utenti, creare oggetti o proprietà virtuali, andare a concerti, conferenze, viaggiare e altro.

Ma perchè l’essere umano avrebbe bisogno di tutto questo?

L’umanità ha sempre cercato di sfuggire alla realtà usando diversi modi come le religioni, le filosofie, i sistemi politici e scientifici al fine di spiegare il mondo.

Il metaverso, essendo un mezzo per interpretare-simulare la realtà, si pone allo stesso livello di religione, scienza e filosofia. Tutte queste istituzioni guidano in un certo qual modo il pensiero degli esseri umani

ma…

..se si simula la realtà non si sta vivendo nel tempo veramente presente, ma si è in una dimensione di ‘immaginazione’ dove siamo imprigionati e guidati da ‘altri’, spesso senza accorgercene.

Questo concetto non è nuovo e lo troviamo anche molto tempo fa, all’epoca di Platone all’interno della sua “Repubblica” quando ci parla del mito della caverna.

Potremmo definire il ‘mito della caverna’ con l’espressione: ‘come governare le masse: istruzioni per l’uso’.

Capiamo insieme il pensiero di Platone cercando di spiegarlo in modo semplice: per lui il vero saggio ama la verità e non si accontenta delle opinioni. Chi si limita alle opinioni ha una visione ridotta delle cose, mentre chi cerca la verità ha una comprensione più completa della realtà ed è libero.

Con la metafora della caverna egli descrive una specie di complotto costruito da una oligarchia precisa (c’è chi definisce Platone come uno dei primi complottisti).

Il mito della caverna — Platone (“Repubblica”)

Il mito della caverna è ambientato in una caverna sotterranea, dove degli schiavi incatenati possono solo guardare davanti.

Dietro di loro vi è un fuoco che rappresenta il vero sapere e la conoscenza, ma loro vedono solo le ombre (quindi una proiezione della realtà che proviene dai media ufficiali) e si creano delle opinioni basate sull’emotività e non sulla ragione.

Tra il fuoco e loro vi è un muro costruito su una strada in salita. Questa strada rappresenta la difficoltà di usare la logica e la ragione, invece dell’emotività, per reagire agli stimoli prodotti dal fuoco-ombra del sistema.

Se i prigionieri riuscissero quindi a liberarsi dalle catene e potessero ri-voltarsi non vedrebbero più le ombre ma la realtà delle cose: ovvero che esiste una oligarchia dietro di loro che le proietta.

Se poi uscissero dalla caverna, resterebbero accecati dalla luce (la verità) e impiegherebbero un pò di tempo per potersi ambientare alla visione di questa nuova ‘realtà’.

L’uomo che una volta era schiavo degli stereotipi creati dai media potrebbe voler restare nel mondo reale. Tuttavia, se decidesse di scendere nuovamente nella caverna per risvegliare i suoi compagni, potrebbe essere deriso e respinto. Infatti, coloro che non desiderano cambiare eviterebbero il prigioniero rendendo vano il suo tentativo di portarli alla “luce”.

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