Controfase

#13 – Amazon Mechanical Turk, reCAPTCHA e creazione di valore

Questa immagine è stata generata dal software di generazione di immagini di OpenAI, Dall-E 2.
  • CAPTCHA e creazione di valore

Confermami che non sei un robot, dai! Quante volte ci troviamo di fronte a queste simpatiche immagini che ci chiedono di confermare la nostra appartenenza al mondo degli esseri umani.

Esempio di CAPTCHA

Ebbene i CAPTCHA (Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart) sono dei sistemi di sicurezza utilizzati per distinguere gli utenti umani dai bot. Servono per proteggere il sito dagli spammer e dai bot.

Sono considerati dei “test di Turing al contrario” perché, mentre il test di Turing classico valuta se una macchina può imitare un essere umano al punto da ingannare un osservatore, il CAPTCHA valuta se l’utente è umano, rendendo difficile per le macchine superarlo.

Turing all’epoca prese il gioco dell’imitazione e lo adattò per il suo obiettivo: dimostrare che una macchina è intelligente. 

A sinistra il gioco dell’imitazione e a destra il test di Turing

Il CAPTCHA è stato introdotto nel 2000 e negli anni successivi ha avuto una evoluzione: è diventato re-CAPTCHA. 

Il reCAPTCHA si basa su tecnologie più sofisticate: una delle sue versioni più note è quella che utilizza immagini di strade e segnali stradali. Nel 2009 il progetto reCAPTCHA è stato acquisito da Google. 

Il reCAPTCHA ha iniziato a contribuire a progetti secondari di Google, come la digitalizzazione di libri e il miglioramento della tecnologia di riconoscimento delle immagini, utilizzando le risposte degli utenti per allenare algoritmi di intelligenza artificiale.

E’ proprio su questo punto che nel 2015 la signora Gabriela Rajas-Lozano ha pensato di intentare una causa contro Google in quanto si è sentita sfruttata, in modo inconsapevole, durante la compilazione del reCAPTCHA.

Secondo la denuncia fatta da Gabriela, Google usa le persone, gli utenti come manodopera per poter affinare i suoi sistemi.

La produzione di valore che va dalla creazione di contenuti a dei semplici click su un reCAPTCHA sembra che oggi si generi soprattutto tramite lo sfruttamento – consapevole e non – di chi naviga il web. Ovvero di tutti noi.

Il Web, ricordiamolo, era però nato con ben altri intenti: Tim Berners-Lee voleva creare un ambiente digitale che promuovesse la condivisione aperta delle informazioni, la collaborazione e l’accesso universale alla conoscenza, cambiando radicalmente il modo in cui le persone interagiscono con le informazioni e connettendosi globalmente.

Alcune azioni che compiamo all’interno delle piattaforme ci sembrano alquanto ‘banali’ o comunque poco interessanti dal punto di vista delle aziende proprietarie. Invece non è proprio così: ogni like che mettiamo, ogni reCaptcha che compiliamo, serve per far sì che il machine learning si addestri e impari da questi dati. Sì perché di dati si parla ugualmente, anche se non sono dati personali.

In pratica ognuno di noi è un lavoratore inconsapevole che crea valore all’interno del ciclo produttivo delle big tech.

Ci troviamo di fronte alla gig economy, caratterizzata da lavori temporanei e flessibili.

Piattaforme come Uber, Lyft, Deliveroo e TaskRabbit hanno permesso a milioni di persone di trovare lavoro in modo rapido e flessibile. Tuttavia, questa apparente libertà ha un prezzo.

  • Il caso di Amazon Mechanical Turk

Il turco meccanico è un automa creato verso il 1770 dal Barone Wolfgang von Kempelen. Questo automa era in grado di giocare a scacchi, ma si scoprì che al suo interno conteneva uno spazio per nascondere una persona che giocava a tutti gli effetti a scacchi.

Il turco meccanico diventa la metafora del lavoro umano che si nasconde dietro alla tecnologia e Jeff Bezos usa questo termine proprio per uno dei suoi progetti.

Amazon Mechanical Turk (MTurk) è una piattaforma che permette di esternalizzare compiti ripetitivi e di routine a una forza lavoro globale online. 

Questi compiti, chiamati “Human Intelligence Tasks” (HITs), vanno dall’etichettatura di immagini all’inserimento di dati, fino alla trascrizione di testi. I lavoratori, spesso definiti “turker”, vengono pagati per ogni singolo compito completato, con tariffe che possono essere molto basse.

Uno dei principali problemi di MTurk è la mancanza di protezione per i lavoratori. 

Poiché sono considerati come lavoratori indipendenti e non dipendenti, non hanno diritto a benefici come l’assicurazione sanitaria, ferie pagate o pensione. Inoltre, le tariffe spesso non rispettano il salario minimo, portando molti turker a lavorare per ore estenuanti per guadagni irrisori. Questa forma di sfruttamento digitale solleva preoccupazioni etiche circa la sostenibilità e la giustizia di tali modelli lavorativi.

Logo Amazon mechanical turk
  • Il caso di OpenAI e i Lavoratori di Nairobi

Amazon non è l’unica realtà che si avvale di lavoratori sottopagati: secondo diverse inchieste, anche OpenAI ha sfruttato lavoratori in Kenya, pagandoli meno di 2 dollari l’ora per filtrare contenuti estremamente tossici. Questi lavoratori, impiegati dalla società di outsourcing Sama, erano incaricati di etichettare testi contenenti descrizioni di abusi sessuali su minori, omicidi, suicidi e altre atrocità. 

Il lavoro, definito come mentalmente devastante da molti dipendenti, ha portato a numerose denunce di sfruttamento e condizioni lavorative disumane​ (The Independent)​​ (The Exchange Africa)​​ (Business Insider Africa)​​ (Portside)​.

OpenAI ha dichiarato di prendere seriamente la salute mentale dei suoi lavoratori e di quelli dei suoi appaltatori, affermando che Sama offriva programmi di benessere e consulenze, ma molti lavoratori hanno descritto queste risorse come insufficienti e difficilmente accessibili. La collaborazione tra OpenAI e Sama si è interrotta anticipatamente nel febbraio 2022 a causa della natura traumatica del lavoro​ (The Independent)​​ (Portside)​.

Questa immagine è stata generata dal software di generazione di immagini di OpenAI, Dall-E 2.

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