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Controfase

#10: “C’era una volta” – iRobot

Tutte le volte che devo affrontare le pulizie di casa penso, incuriosita, alle persone che utilizzano quelle specie di dischi volanti che strisciano autonomamente sui pavimenti delle case e che – senza ombra di dubbio – permettono di essere più liberi dalla schiavitù delle pulizie.

Ma è giusto parlare di ‘maggiore libertà’ o comunque di ‘libertà’?

La storia che vi racconto oggi è composta da due parti: una relativa ad un procedimento chiamato ‘marcatura’ e l’altra relativa all’acquisizione di un’azienda. Vediamo la prima parte.

I ‘dischi volanti’ che fungono da ‘maggiordomi’ o ‘cameriere’ li possiamo acquistare ormai dovunque, al Media World, da Trony o in un centro commerciale e fanno parte del mondo IOT, conosciuto come Internet Of Things, l’internet delle cose.

E’ un universo composto da svariati oggetti interconnessi che posseggono sensori e software indispensabili per fargli fare cose, dandogli anche la possibilità di comunicare tra loro.

In pratica > l’oggetto A scambia informazioni con l’oggetto B. Informazioni che altro non sono che dati.

Non tutti ma alcuni di questi dispositivi possiedono una telecamera che raccoglie immagini. Mi vorrei soffermare proprio su questa caratteristica in quanto è stata protagonista di una vicenda poco simpatica.

Può capitare che le immagini registrate dalla videocamera di una aspirapolvere intelligente debbano essere utilizzate dagli ingegneri che hanno progettato il dispositivo, al fine di migliorare i sistemi di visione artificiale. 

Cosa serve agli ingegneri per ottimizzare i sistemi di visione? La marcatura (etichettatura – categorizzazione) di foto e video. Tale operazione viene svolta manualmente da esseri umani assunti per questo.

Esempio di marcatura delle immagini

Una delle aziende leader del mercato IOT è la ‘iRobot’ che produce e commercializza aspirapolveri intelligenti conosciuti col nome di Roomba.

Anni fa iRobot si affidò a Scale AI, società specializzata nell’ambito della marcatura degli oggetti su foto e video. 

Nel 2020 però qualcosa andò storto: un gruppo di etichettatori venezuelani decise di pubblicare alcune foto – che per loro erano “divertenti” – sui social andando così a violare non solo l’accordo tra dipendenti e azienda ma anche la privacy di molte persone (tra le immagini pubblicate si vede anche una persona seduta sul water).

Iniziò così uno scandalo in cui iRobot tentò di spiegare l’accaduto in svariati modi: prima di tutto disse che le immagini provenivano da aspirapolveri Roomba prototipi, consegnati per fare i test solo ai dipendenti. 

Chi aveva ricevuto queste aspirapolveri di test sapeva che il robot avrebbe scattato foto e registrato video inviandoli alla start-up, inoltre sull’aspirapolvere era stato applicato un adesivo verde che indicava chiaramente “Registrazione video in corso“.

Questi dipendenti avrebbero firmato un accordo riconoscendo che stavano inviando flussi di dati, tra cui video, alla società.

Secondo l’azienda era compito di questi lavoratori evitare che i Roomba registrassero informazioni riservate nel momento in cui si fossero accorti che stava accadendo una cosa simile.

Il produttore ha anche precisato che si trattava di robot con modifiche hardware e software che non erano presenti nelle aspirapolveri in commercio.

La vicenda – che suscitò molto clamore – si concluse con l’interruzione del contratto tra iRobot e Scale AI.

I dispositivi IOT però non sono solo strumenti che fanno foto-video ma possono fare qualcosa di ancor più interessante… Entriamo nella seconda parte del racconto.

Ad agosto 2022 entra nello scenario di iRobot, Amazon con l’annuncio di voler acquistare la start-up.

Jeff Bezos CEO di Amazon

Le due società raggiunsero rapidamente un accordo da chiudere entro pochi mesi. Jeff Bezos era disposto a pagare 1 miliardo e 700 mila dollari e se questa azione si fosse finalizzata (sì vi ho spoilerato il finale) sarebbe stata una delle più grandi acquisizioni fatte dal gigante Amazon.

Come mai Bezos aveva così tanto interesse verso queste aspirapolveri intelligenti?

Abbiamo detto all’inizio che questi dispositivi utilizzano sensori e telecamere per raccogliere i dati.

Tali sensori riescono a rilevare la posizione dell’utente all’interno dell’abitazione e ricreano la pianta digitale dell’ambiente da pulire considerando anche gli oggetti presenti o gli animali domestici (da evitare mentre puliscono).

Già nel 2017 il CEO di iRobot (Colin Angle) dichiarò che i dati raccolti dai suoi robot potevano essere utili per ricostruire planimetrie di case, edifici, ecc… 

Tali planimetrie potevano quindi essere vendute a terzi, come ad esempio Apple, Google, ecc…

Bezos quindi ha visto in questi strumenti dei mezzi per poter potenziare i dati degli utenti in suo possesso che già Amazon raccoglie per merito dei suoi business:  le vendite online, Alexa, Ring (il campanello intelligente) e così via.

Bezos avrebbe quindi acquistato un’azienda che mappa intere case.

Il fatto che l’acquisizione non si sia conclusa è stato determinato dalle contestazioni e perplessità sollevate dalla Commissione europea circa l’uso dei dati. 

Angle già nel 2017 – quando era nell’aria tale acquisizione – provò comunque a rassicurare tutti:

“Per iRobot la sicurezza dei prodotti e la privacy dei clienti sono di estrema importanza. Sappiamo che i clienti ci accolgono nelle loro case perché confidano che i nostri prodotti li aiuteranno nella loro quotidianità e che noi rispetteremo le loro informazioni. Prendiamo questo aspetto con molta serietà. Una volta acquisiti da Amazon, il nostro impegno nei confronti dei dati e della privacy dei clienti rimarrà invariato”.

Colin Angle CEO di iRobot – Foto: iRobot

Anche se l’acquisizione non è andata in porto, la raccolta e l’uso dei dati resta in essere ed Angle è certo che gli utenti daranno comunque il consenso all’uso dei dati.

Perchè?

Una persona può decidere di non condividere i dati disconnettendo l’apparecchio dalla rete wireless o dal bluetooth,

MA

se sceglie questa opzione la maggior parte delle funzioni del robot vengono disattivate.

Non sarebbe quindi più possibile – ad esempio – avviare o mettere in pausa il dispositivo direttamente usando il telefono, programmare le pulizie e così via.

Ecco perché Angle è certo di poter ottenere l’accettazione alla condivisione dei dati: chi rinuncerebbe a delle funzioni in meno sul dispositivo acquistato?

David Zapolsky Vice presidente Amazon

Il vice presidente di Amazon – David Zapolsky ha dichiarato di essere deluso della mancata acquisizione.

Per lui l’accordo avrebbe in realtà “…accelerato l’innovazione e favorito un calo dei prezzi, la vita dei consumatori sarebbe stata più semplice e piacevole”.

Qualche cenno del mercato IOT 

Gli strumenti intelligenti vengono utilizzati in ogni aspetto della vita moderna – nelle abitazioni, nelle auto, nei negozi e persino sui nostri corpi.

Si parla infatti di Smart home, Smart cities, automobili connesse, telemedicina, ecc…

Nel giro di pochi anni, il mercato IOT ha avuto una crescita esponenziale: 

Nel 2021 i dispositivi di IoT presenti nel mondo superavano quota 10 miliardi e secondo le previsioni di IDC entro il 2025 i dati generati a livello globale supereranno i 73 zettabyte, ovvero 73mila miliardi di gigabyte.

Sebbene non sia possibile quantificare realmente i dati digitali in termini fisici, possiamo comunque dire che se tutti questi dati fossero copiati in floppy disk degli anni ’90 e questi fossero posti uno accanto all’altro coprirebbero il percorso di andata e ritorno tra la Terra e la Luna per 5000 volte”.

(Fonte sito SAP https://www.sap.com/italy/products/artificial-intelligence/what-is-iot.html )

Molto di quello che ci viene proposto come soluzione per avere una vita più libera da impegni (in tal caso casalinghi), più facile, più veloce alla fine comporta una estrazione di dati.

Possiamo quindi davvero credere di essere più liberi se ci affidiamo ad oggetti del genere? Credo di no. My 2 Cents come sempre… 🙂

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