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Controfase

#2: “Hey Siri!, hey Google!”

 

“Hey Siri!”, “Hey Google!”

Quante volte durante il giorno molti di noi comunicano con gli assistenti vocali? Credo numerose.

In questo periodo sto leggendo un libro che si intitola “Nel paese degli algoritmi” scritto da Aurélie Jean. L’autrice, oltre a raccontare la sua esperienza con il mondo informatico, si pone un quesito sul nostro modo di comunicare quando parliamo di tecnologia.

Vi sono diversi dibattiti su argomenti quali ‘macchine’ e ‘AI’ e la maggior parte tende a considerarli colpevoli di qualcosa, capaci di sostituire l’uomo nel futuro: ma come mai è così facile dare la colpa ai robot e, conseguentemente, agli algoritmi e alle AI?”

L’errore sembra proprio partire da noi poiché tendiamo a utilizzare un linguaggio antropomorfo quando ne parliamo: “loro imparano”, “loro ci ascoltano”, “decidono”, ecc… Praticamente li trattiamo come esseri umani uguali a noi, indipendenti, coscienti e in grado di prendersi delle responsabilità.

Questo nostro modo di agire, di parlare delle macchine, delle tecnologie, tende a creare e a rafforzare nel tempo una visione distorta della realtà.

Tale fenomeno prende il nome di “Eliza” e deriva da un chatbot nato negli anni sessanta che interagiva con dei pazienti in psicoterapia, riprendendo ciò che loro stessi dicevano:

Paziente: “Da bambino non andavo d’accordo con i miei fratelli”

Eliza: “Da bambino non andavi d’accordo con i tuoi fratelli? Ti capisco”

Eliza aggiungeva anche frasi e sul lungo termine molti pazienti iniziavano a provare emozioni come se stessero parlando proprio ad una persona in carne ed ossa. Se ci pensate bene è quanto capita a noi nel momento stesso in cui ci viene voglia ad esempio di ‘sgridare’ Siri, o di ‘difendere’ Alexa.

Molte discussioni su AI e tecnologie sono impostate male fin dall’inizio in quanto, appunto, ricche di antropomorfismi che alimentano paure inesistenti.

Tali paure sono forti e radicate in noi poiché il nostro cervello tende a registrare più che altro i fatti che minacciano la specie (istinto di sopravvivenza).

Tutte le volte quindi che sentiamo parlare di intelligenza artificiale, robot o macchine, dovremmo ricordarci di quanto sia importante il linguaggio e del modo in cui parliamo (e comunichiamo) con queste tecnologie.

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