Controfase

#1: gli studi scolastici dei leader delle Big Tech

Quale percorso scolastico hanno fatto i leader delle big tech?
Quali considerazioni possono sorgere?

Ho letto, solo recentemente, un articolo del Post di novembre 2022 che forniva — a mio avviso — spunti di riflessione interessanti:

📢la maggior parte di questi leader ha una formazione scientifica-ingegneristica per la risoluzione dei problemi. Tale modus operandi è quello maggiormente apprezzato negli Stati Uniti perché si sostiene che sia generatore di innovazione, profitti e garantirebbe anche più possibilità di trovare un posto di lavoro.

📢il fatto che i loro percorsi scolastici siano concentrati soprattutto sulle materie scientifiche fa emergere un limite: la mancanza di eterogeneità causata dall’assenza di una cultura artistico-letteraria;

📢tale mancanza è stata riconosciuta e le big tech stanno cercando di assumere personale che abbia all’attivo percorsi umanistici. Nonostante questo i ruoli principali restano ancora a chi possiede esclusivamente doti tecniche.

Tutto ciò cosa determina?
💡un approccio sempre uguale nell’affrontare i problemi;
💡la nascita di tecnologie/prodotti più disfunzionali ovvero meno etici;
💡il rischio di continuare ad assumere persone che hanno lo stesso percorso formativo dei CEO, i quali hanno comunque sempre la facoltà di dettare le regole delle assunzioni.

Dirigenti come Elon Musk e Mark Zuckerberg hanno raggiunto potere e capacità di influenzare politica e società soprattutto con i loro prodotti.
Se da una parte per loro “si aggiusta tutto con un algoritmo”, dall’altra le loro eventuali mancanze ‘umane’ e culturali influenzano e amplificano i limiti della nostra società che ormai si basa sui loro prodotti.

C’è una possibile soluzione?
Assumere chi ha effettuato percorsi umanistici è fondamentale, poiché le arti liberali (esempio le scienze umane) tendono a voler indagare ciò che ci rende umani: come ci comportiamo e perché.
Sembra però che questo non sia sufficiente.

Secondo Musgrave infatti l’istruzione è importante ma non è l’unico fattore che può aiutare a creare ‘qualcosa’ di più etico.

L’approccio suggerito è quello di considerare l’etica dei comportamenti: le tecnologie prodotte nella Silicon Valley sono per la maggior parte illiberali (si vedano i sistemi di sorveglianza usati prima dalle forze dell’ordine e oggi largamente impiegati nel settore pubblico).

“I leader di Google, Facebook e Amazon non rispondono alle lezioni apprese dai loro insegnanti quando stabiliscono la strategia aziendale, ma rispondono agli incentivi del mercato”.

L’elemento determinante sembra proprio il comportamento e il carattere del singolo leader: se ad esempio sei un arrivista senza scrupoli, resti tale anche se sai a memoria tutta la Divina Commedia.

Nonostante questo l’integrazione delle materie scientifiche con le arti liberali resta un buon punto di partenza per poter avere una visione più completa dei problemi e del mondo.

Fonte: https://lnkd.in/dFQRaGZn

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